Andriana Art Poetry

Arte & Scrittura

  • Dimensioni: 55×75

    Acrilico su tela

    Anno:2026

    Andriana Ura

    Un passaggio tra profondità e luce.

    Velature d’azzurro e bianco si aprono in un centro rosato, mentre frammenti d’oro emergono come tracce di una nuova alba.

    Un’opera che parla di trasformazione silenziosa e rinascita interiore.

  • Sono tornata in quella casa dopo 5 anni.

    Non era solo un luogo.

    Era un pezzo di vita rimasto sospeso.

    Lei era lì.

    Come sempre.

    Con quello sguardo limpido che non conosce malizia.

    Non la chiamerò per nome.

    Perché alcune presenze non hanno bisogno di un nome per essere riconosciute.

    È un angelo terreno.

    Una luce silenziosa.

    Una presenza luminosa che attraversa il mondo con un ritmo tutto suo. Non segue le regole della fretta.

    Non si adegua alle aspettative rumorose degli altri.

    Esiste. E basta.

    E in quelle esistere c’è una purezza rara. Ci sono anime che parlano senza parole.

    Che comunicano con uno sguardo, con una mano che cerca, con un sorriso che non è mai strategia.

    Lei è così. Autentica.Intera. viviamo in una società che misura tutto: risultati, velocità, performance.

    Ma ci sono creature che ci ricordano che il valore non si misura.

    Si sente.

    E poi ci sono i genitori.

    Le guardie e capisci cos’è la dedizione vera.

    Non quella che si racconta sui social.

    Quella che si vive ogni giorno, nel silenzio, nella fatica, nella costanza. Essere genitori di una luce speciale significa imparare un linguaggio nuovo.

    Significa celebrale conquiste che altri darebbero per scontate.

    Significa scegliere l’amore ogni singolo giorno.

    A voi dico questo: la vostra forza è visibile.

    La vostra presenza è fondamentale.

    Il vostro amore è costruzione quotidiana.

    Non c’è nulla da spiegare.

    Non c’è nulla da giustificare.

    Ci sono anime che non vengono per adattarsi al mondo, ma per insegnargli a essere più umano.

    E chi sta a guardare davvero, lo capisce.

  • San Valentino non misura Chi riceve più fiori. Misura chi ha il coraggio di scegliere. In un tempo dove tutti hanno paura di soffrire, si confonde la prudenza con la maturità e la distanza con l’indipendenza.

    Ma amare non è debolezza. È una presa di posizione. Non è scrivere”ti amo”sotto una foto. E restare quando la realtà non è romantica. E difendere la persona che hai scelto anche quando il contesto la mette in discussione. E non nascondersi dietro il silenzio per paura del giudizio.

    Molti evitano l’amore dicendo:”non voglio restare deluso”.

    Ma la verità è un’altra. Non vogliono esporsi. Amare richiede strutture interiore. Non entusiasmo momentaneo. Non bisogno. Non solitudine travestita da passione.

    San Valentino non celebra le coppie perfette. Celebra Chi ha smesso di giocare.

    Chi sceglie non scappa.

    Chi sceglie non tiene alternative aperte.

    Chi sceglie non riduce l’altro per sentirsi più grande.

    E chi è solo?

    Non è in ritardo.

    È in attesa di qualcuno che sappia stare.

    Perché è meglio una solitudine dignitosa che è un amore dove devi diventare più piccolo per restare.

    San Valentino non è una data.

    È una domanda.

    Hai il coraggio di scegliere davvero?

    Buon San Valentino a tutti.

  • Non è l’amore a essere complicato.

    È il contesto.

    Un uomo  può innamorarsi di una donna.

    Ma se il suo ambiente la guarda dall’alto verso il basso, lui si trova davanti a una scelta invisibile.

    Non tra due donne.

    Ma tra due appartenenze.

    La famiglia non giudica solo la persona.

    Giudica ciò che rappresenta.

    Classe sociale.

    Origine.

    Modo di parlare.

    Modo di vestirsi.

    Storia.

    E quando una donna non è” della stessa classe”, non viene valutata per il cuore, ma per il contesto.

    Il problema non è la differenza.

    È la paura della differenza.

    Un uomo davvero adulto non si chiede se lei è all’altezza della sua famiglia.

    Si chiede se la sua famiglia è capace di rispettare la sua scelta.

    Perché amare qualcuno che viene giudicato richiede una cosa precisa:

    Colonna vertebrale.

    Non rabbia.

    Non ribellione adolescenziale.

    Ma posizione.

    Chi non prende posizione rimane figlio.

    E quando resta figlio, la donna non diventa compagna.

    Diventa ospite tollerata.

    La classe sociale non misura il valore umano.

    Misura il livello di paura di chi la usa come criterio.

    L’amore vero non elimina le differenze.

    Le sostiene.

  • Lieta di condividere il riconoscimento”Art Star – CFA Artist of the Year Competition 2026″.

    Un premio che valorizza la ricerca artistica, la coerenza e l’identità visiva costruita nel tempo.

    L’arte non è solo espressione.

    È disciplina , visione presenza.

    Grazie a chi cammina con me in questo percorso.

  • Acrilico su tela

    Dimensioni: 40×50

    Anno:2026

    Andriana Ura

    Superficie vibrante attraversata da luce dorata. La materia si muove come grano al vento, creando profondità ritmo. Un dialogo tra  radice e trasformazione, tra terra e irradiazione interiore. L’oro non è decorazione:e  energia, memoria, identità.

  • Oggi molte persone dichiarano di non credere più nel matrimonio. Le motivazioni sembrano sempre Nobili:”non voglio essere deluso””Ho già sofferto””non credo nei legami per sempre”.

    Ma se si guarda più a fondo, spesso la paura non è della delusione. E della responsabilità.

    Il matrimonio non spaventa perché promette troppo. Spaventa perché chiede presenza, scelta quotidiana. E soprattutto chiede di non tenere una porta aperta altrove.

    La verità scomoda

    Molti evitano il matrimonio non per proteggersi dal dolore, ma per proteggere il proprio comfort.

    Il comfort di:

    non devo spiegare le assenze

    non dover affrontare i conflitti fino in fondo

    non dover scegliere davvero una sola direzione

    non dover rinunciare a”possibili alternative”

    Così si resta in una terra di mezzo: relazioni senza radici, promesse senza peso, legami reversibili.

    Il paradosso moderno

    Si dice di non volere il matrimonio per paura di soffrire, ma intanto si accettano relazioni ambigue che logorano lentamente. Si evita un”per sempre”chiaro per vivere tanti”finché va”confusi. E mentre si guarda avanti, si tiene sempre un piede dall’altra parte.

    Non è il matrimonio a essere cambiato

    Non è il matrimonio ad aver perso valore. E il coraggio di esporsi ad essersi ridotto. Per chiamare davvero significa anche rischiare di perdere. E non tutti sono disposti a rinunciare alla comodità per qualcosa che richiede verità, coerenza e presenza.

    Non scegliere e comunque una scelta. E spesso è la più comoda. Ma l’amore vero-che sia un matrimonio o meno-non vive nelle scuse. Vive nelle decisioni che fanno tremare un po’ le gambe e tolgono l’alibi del”forse”.

  • Ho smesso di aspettare.

    Non per orgoglio, ma per stanchezza.

    Ospedale che non arriva consumo più energia che partire da soli.

    Aspettare una risposta,un gesto, una chiarezza che non viene è un modo lento di perdersi.

    Ho capito che l’attesa non è sempre pazienza. A volte solo paura di scegliere me stessa.

    Così ho lasciato andare.

    No con rabbia, ma con lucidità.

    Perché restare dove non c’è presenza non è amore, è rinuncia.

    Da quando non aspetto più, cammino.

    Neanche se la strada è silenziosa, almeno è mia.

  • Non ti chiedo chi è amato di più,

    le domande così

    non sono camminare a piedi nudi.

    L’amore non si pesa,

    si riconosce

    da chi resta anche quando

    non c’è più niente da vincere.

    Io sono rimasta nelle pause,

    nelle frasi non finite,

    nelle serie in cui il silenzio

    era l’unica cosa sincera.

    Tu eri già altrove,

    ma senza andare davvero via,

    come tiene una porta socchiusa

    per non sentirsi colpevole.

    Non ho amato di più.

    Ho amato più a lungo.

    E questa è una lingua

    che non tutti sanno parlare.

    Ora non ti chiedo niente.

    L’amore che chiede ha già perso.

    Io vado, intera,

    con ciò che ho dato

    e non mi è tornato indietro.

    Chi resta in piedi non è chi ha vinto,

    ma chi non ha smesso di riconoscersi allo specchio.

  • Tecnica: pasta modellante su tela

    Dimensioni :50 x 60 cm

    Anno 2026

    Andriana Ura

    Quest’opera nasce da una frattura silenziosa. Un unico cuore diviso in due metà: Non per mancanza d’amore, ma per eccesso di paura e desiderio insieme.

    Una metà resta chiusa, raccolta nella propria ombra. Hai imparato a sopravvivere nel sacrificio, nel silenzio, nel trattenere. Nella parte che conosce il peso delle rinunce, che resiste anche quando fa male.

    L’altra metà, invece, chiede luce. Vuole essere vista, riconosciuta, amata senza dover più nascondere il proprio valore. È parte che ancora crede nella fioritura, il coraggio di mostrarsi per ciò che è.

    Il contrasto tra oro e argento non è opposizione, ma dialogo: due verità che convivono nello stesso cuore, in attesa di una scelta che nessuno può fare al posto nostro.

    Due metà, una scelta non parla di divisione, ma del momento esatto in cui l’anima decide se restare al buio o concedersi la luce.

  • Pescara vive nel ritmo del mare,

    nel canto lento delle onde

    che accarezzano la riva come mani antiche.

    Ogni mattina si apre alla luce

    come un fiore che conosce il sole.

    Le barche addormentate al porto 

    raccontano storie di partenza e ritorni,

    il vento porta con sé parole lontane,

    profumi di sale, sogni di libertà.

    La città respira d’acqua e di cielo,

    di sorrisi che nascono dal mare.

    Tra i veicoli si sente il passo del tempo,

    leggero, come una promessa di ritorna.

    Pescara e respiro e nostalgia,

    un abbraccio tra presente e memoria.

    Secondo il tramonto colora l’orizzonte,

    il mare diventa specchio dell’anima,

    il cuore comprende che la bellezza,

    a volte, parla soltanto con il silenzio.

  • Viviamo in un tempo in cui la parola nobile è stata svuotata del suo significato più profondo. Viene attribuita a chi possiede denaro, potere, visibilità. A chi ostenta ricchezza come se fosse un merito morale. Ma questa non è nobiltà: e confusione culturale.

    Il denaro non rende Nobili.

    Il denaro amplifica ciò che una persona è già.

    Se c’è vuoto, amplifica il vuoto.

    Se c’è arroganza, amplifica l’arroganza.

    Nobiltà non è possesso, il valore

    Nobili sono le persone oneste, quelle che mantengono la parola data, che non barattano la dignità per convenienza. Nobili sono gli umili, anche quando hanno successo. Nobili sono coloro che non hanno bisogno di schiacciare gli altri per sentirsi grandi. Una persona può avere molto e restare umile. Una persona può non avere nulla e restare integra. In entrambi i casi, quella è vera nobiltà.

    Chiama solo il denaro non ha volto

    Chi mette il denaro al centro di tutto per delle:

    La faccia

    L’onore

    Il rispetto autentico

    Può tenere paura, interesse, adulazione. Ma non ottieni stima. Non ottiene memoria. Non ottiene dignità. La storia non ricorda chi ha accumulato di più. Ricorda chi ha saputo restare umano.

    Una nobiltà antica, ma necessaria

    Nelle culture profonde, la nobiltà non era un titolo, ma un comportamento. Era saper stare al mondo senza tradire se stessi. Era avere radici, misura, rispetto. Oggi, chiamare”Nobili”i devoti del denaro è un insulto verso chi vive con rettitudine. La vera nobiltà non brilla, ma resiste. Non fa rumore, ma lascia traccia.

    Essere ricchi Non è una colpa.

    Ma a confondere la ricchezza con la nobiltà lo è.

    Nobile non è chi possiede.

    Nobile Chi non si vende.

  • Viviamo in una società che finge di non vedere. Finge di non vedere lo sfruttamento, la povertà, il lavoro è sottopagato. Ma non Singer affatto quando si tratta di spendere.

    C’è chi lavora 12 ore al giorno e non arriva a fine mese. C’è chi viene sfruttato, ignorato, spremuto il nome della”flessibilità”. E poi c’è un flusso continuo di denaro che gira altrove: cene pagate, serate ostentate, attenzioni comprate, corpi trasformati in servizio.

    Non è moralismo. È questione di giustizia sociale.

    Il problema non è il sesso. Il problema è il rapporto malato Con il denaro, usato per evitare responsabilità, confronto, crescita. Pagare diventa più facile che costruire. Comprare più semplice che rispettare.

    In questo sistema c’è sempre qualcuno che butta soldi e qualcuno che si lascia mantenere. E nel mezzo restano invisibili quelli che lavorano davvero, quelli che tengono in piedi il paese senza premi, senza tutele, senza applausi.

    Ci indigniamo a parole per la povertà, ma normalizziamo un’economia che mercifica tutto, anche le persone. Parliamo di dignità, Ma ci siamo che il valore venga misurato solo da quanto sei disposto a pagare o a farti pagare.

    Il vero scandalo non è ciò che accade di notte. È ciò che accade di giorno, nel silenzio generale: stipendi indegni, diritti negati, vite consumate mentre altri spendono senza peso.

    Finché il denaro servirà a comprare il silenzi invece che futuro, non potremmo parlare di società giusta. Solo di una società che ha imparato molto bene a non guardarsi allo specchio.

  • Gesù e Lucifero nel linguaggio simbolico dell’Apocalisse

    Nel libro dell’apocalisse la parola” rivelazione” non indica la fine del mondo, ma uno svelamento profondo: ciò che era nascosto viene portato alla luce. È proprio da qui che nasce una delle confusioni più frequenti e affascinanti: Gesù è Lucifero sono entrambi associati simbolicamente alla luce.

    l’Apocalisse,però, non li identifica mai come la stessa realtà. Al contrario, li presenta come due rivelazioni opposte.

    Gesù si definisce” la stella del mattino”: una luce che annuncia l’alba, che accompagna senza accecare, che non domina Ma guida. La sua rivelazione e verità incarnata, amore che libera, luce che conduce alla vita.

    Il nome Lucifero significa”portatore di luce”, ma non indica una luce propria. Nella tradizione Cristiana rappresenta una conoscenza separata dall’amore, una rivelazione che seduce, una luce che promette potere ma genera divisione.

    L’apocalisse insegna che il male non si presenta come oscurità totale, bensì come imitazione della luce. Non tutto ciò che illumina salva, e non ogni rivelazione conduce alla verità.

    La differenza non è nello splendore, ma nei frutti. La vera luce genera responsabilità, giustizia, pace. La luce falsa genera orgoglio e dominio.

    Il messaggio dell’apocalisse è un invito a discernimento: in un mondo pieno di rivelazioni apparenti la vera luce si riconosce da ciò che fa nascere.

  • C’è qualcosa che in questi giorni colpisce più della cronaca stessa: la normalizzazione della mancanza di rispetto verso le forze dell’ordine. Scene di insulti, aggressioni, delegittimazione continua di Chi indossa una divisa vengono raccontate quasi come fossero una conseguenza inevitabile del dissenso. Ma non lo sono. E non dovevano mai diventarlo.

    La corsa dell’ordine non sono un concetto astratto. Sono uomini e donne che lavorano in strada, spesso in condizioni difficili, esposti al rischio fisico e psicologico, chiamati agenzia tensioni che non hanno creato. Colpirli, insultarli o trattarli come nemici non è un atto di coraggio né di libertà: è una sconfitta civile.

    Il diritto di protestare è sacrosanto. Il diritto di criticare le istituzioni e parte integrante di una democrazia. Ma la violenza è Il disprezzo sistematico non sono critica, sono un corto circuito sociale che finisce per colpire tutti. Quando il rispetto per chi garantisce l’ordine viene meno, il messaggio che passa è pericoloso: che le regole valgano solo quando fanno comodo.

    C’è un dispiacere profondo nel vedere le forze dell’ordine trattate come un bersaglio legittimo. Dietro una divisa ci sono famiglie, turni massacranti, stipendi spesso insufficienti rispetto alle responsabilità, è un carico emotivo che raramente viene raccontato. Non sono macchine dello stato: sono persone.

    Una società matura non è quella che elimina il conflitto, ma quella che sa dargli un confine. E quel confine si chiama rispetto. Senza rispetto per chi tutela la sicurezza, la convivenza si sgretola, la fiducia si rompe la democrazia si indebolisce.

    Difendere il rispetto per le forze dell’ordine oggi non significa chiudere gli occhi davanti agli errori, ma rifiutare l’idea che l’odio e la violenza siano strumenti accettabili. Perché quando cade il rispetto, non vince nessuno. Perde lo  stato,perde la società, perdiamo tutti.

  • Acrilico & Pasta modellante su tela

    60×80/ anno 2025/ Andriana Ura

  • C’è un Sud che affonda lentamente, senza rumore. Non fa notizia, non accenda hashtag, non riempie le piazze. Eppure è lì, ogni giorno, sotto gli occhi di tutti. Il Sud Italia non è povero. È spogliato.

    Produce cibo sano, terra viva, lavoro reale, cultura antica. Ma i suoi prodotti vengono pagati poco, trasformati altrove, rivenduti a prezzi tripli. Chi lavora la terra resta povero. Chi consuma paga di più. Chi guadagna non ho volto, ma potere.

    Questa non è economia. È estrazione di valore.

    Solidarietà a senso unico

    In questi mesi vediamo Piazza piene, slogan forti, indignazione globale. È giusto provare empatia per chi soffre lontano. Ma è inquietante quanto sia facile dimenticare chi soffre vicino.

    Il Sud si svuota:

    I giovani emigrano

    I servizi chiudono

    I territori si impoveriscono

    I prezzi aumentano

    La dignità scende

    E su questo, spesso, cala il silenzio.

    La solidarietà selettiva è una forma di ipocrisia: si sceglie chi merita attenzione e chi può essere ignorato.

    Non sono tutti italiani?

    Quando un territorio viene lasciato senza tutela, quando i suoi prodotti vengono sfruttati, quando la sua gente viene invitata solo ad “andarsene”, la domanda nasce spontanea: non sono italiani pure loro?

    Chi vive nel sud italiano due volte: perché resiste senza reti, senza protezione, senza clamore.

    Il vero problema

    Il sud non chiede assistenza. Chiede giustizia.

    Filiere trasparenti

    Prezzi Equi

    Tutela del prodotto locale

    Stop alla speculazione

    Rispetto per chi lavora

    Non servono slogan. Servono scelte politiche. Ignorare il sud non è neutralità. E complicità. È un paese che abbandona una parte di sé non può definirsi unito, né giusto,né credibile.

    Il sud non affonda perché è debole. Affonda perché viene lasciato solo.E  Il silenzio, oggi, fa più danni di qualsiasi crisi.

  • Acrilico fluido su tela

    30×40

    Anno:2026

    Andriana Ura

    Un attraversamento interiore, dov’è il silenzio diventa movimento e la luce apre il passaggio.

  • Acrilico fluido su tela

    30×40

    Anno 2026

    Andriana Ura

    Un movimento interiore che attraversa il colore e diventa passaggio.

  • Portami profumi selvaggi,

    quelli che non chiedono permesso,

    che arrivano prima del pensiero,

    restano anche quando te ne vai.

    Portami l’odore della notte aperta,

    della pelle che ricorda

    prima ancora di capire

    se è amore o nostalgia.

    Vieni senza parole educate,

    senza promesse stirate bene.

    Vieni come il vento che scompiglia 

    ciò che avevo messo in ordine per difendermi.

    Io saprò riconoscerti così:

    non dal volto,

    non dal nome,

    ma da ciò che l’aria trattiene di te.

    Perché alcune presenze

    non si vedono,

    si sentono.

  • Quando il cinema spirituale diventa pittura

    Ci sono opere cinematografiche che non si guardano soltanto: attraversano. Non perché raccontano la stessa storia, ma perché parlano allo stesso punto interiore.

    Nosso lar,The Chosen,Il pianeta verde,Doctor strange appartengono a mondi diversi-spirituale, religioso, sociale, iniziatico-eppure convergono verso un’unica domanda:

    Che cosa accade alla coscienza quando smette di identificarsi con il controllo?

    Nosso Lar -la responsabilità dell’anima

    In Nosso Lar la morte non è una fine né una salvezza automatica. E continuità. L’anima prosegue il suo cammino portando con sé le conseguenze delle proprie scelte. Non c’è giudizio esterno, ma responsabilità interiore. Il messaggio è chiaro e scomodo: la spiritualità non è evasione, il lavoro.

    The Chosen – l’amore incarnato

    The Chosen compie un gesto raro: togli L’aura irraggiungibile al sacro e lo riporta nel quotidiano. Qui il divino non domina, cammina accanto. Non chiede perfezione, ma presenza. La spiritualità non è elevazione dall’umano, ma immersione nell’umano. E relazione, fragilità, scelta quotidiana.

    Il pianeta verde – la coscienza che smaschera

    Con tono ironico e disarmante, Il pianeta verde mette in discussione il nostro modello di civiltà: denaro, potere, gerarchie, produzione. Non propone una religione, ma una coscienza alternativa. Qui il risveglio non passa dall’individuo isolato, ma dal sistema che l’individuo accetta senza più interrogarsi. La risata diventa strumento di verità.

    Doctor strange – la caduta dell’ego

    In Doctor strange il vero passaggio non è l’acquisizione del potere, ma la sua perdita. L’ego – brillante, competente, sicuro di sé – deve crollare per permettere l’accesso a una conoscenza più ampia. La disciplina, il sacrificio, la resa al tempo non lineare segnano l’ingresso in una dimensione iniziatica: non comandi più la realtà, che accordi ad essa.

    Una sola traiettoria

    . Nosso Lar – l’anima che apprende

    . The Chosen – l’anima che ama

    . Il pianeta verde – la coscienza che smaschera

    . Doctor strange – L’EGO che si dissolve

    Il punto d’incontro non è una dottrina, ma una trasformazione: dal controllo alla consapevolezza.

    Quando il cinema diventa pittura

    Da questo dialogo nasce l’idea di un’opera astratta unica. Non un’illustrazione del film, ma una traduzione visiva del loro nucleo comune. Un’opera senza figure, senza simboli espliciti, senza narrazione didascalica. Solo movimento, stratificazione, rottura e luce trattenuta. Perché la coscienza non si rappresenta: si attraversa.

    Questi film non chiedono di essere seguiti. Chiedono di essere riconosciuti. E quando accade, l’arte – come il cinema, come la spiritualità – smette di spiegare e inizia a far spazio.