C’è un Sud che affonda lentamente, senza rumore. Non fa notizia, non accenda hashtag, non riempie le piazze. Eppure è lì, ogni giorno, sotto gli occhi di tutti. Il Sud Italia non è povero. È spogliato.
Produce cibo sano, terra viva, lavoro reale, cultura antica. Ma i suoi prodotti vengono pagati poco, trasformati altrove, rivenduti a prezzi tripli. Chi lavora la terra resta povero. Chi consuma paga di più. Chi guadagna non ho volto, ma potere.
Questa non è economia. È estrazione di valore.
Solidarietà a senso unico
In questi mesi vediamo Piazza piene, slogan forti, indignazione globale. È giusto provare empatia per chi soffre lontano. Ma è inquietante quanto sia facile dimenticare chi soffre vicino.
Il Sud si svuota:
I giovani emigrano
I servizi chiudono
I territori si impoveriscono
I prezzi aumentano
La dignità scende
E su questo, spesso, cala il silenzio.
La solidarietà selettiva è una forma di ipocrisia: si sceglie chi merita attenzione e chi può essere ignorato.
Non sono tutti italiani?
Quando un territorio viene lasciato senza tutela, quando i suoi prodotti vengono sfruttati, quando la sua gente viene invitata solo ad “andarsene”, la domanda nasce spontanea: non sono italiani pure loro?
Chi vive nel sud italiano due volte: perché resiste senza reti, senza protezione, senza clamore.
Il vero problema
Il sud non chiede assistenza. Chiede giustizia.
Filiere trasparenti
Prezzi Equi
Tutela del prodotto locale
Stop alla speculazione
Rispetto per chi lavora
Non servono slogan. Servono scelte politiche. Ignorare il sud non è neutralità. E complicità. È un paese che abbandona una parte di sé non può definirsi unito, né giusto,né credibile.
Il sud non affonda perché è debole. Affonda perché viene lasciato solo.E Il silenzio, oggi, fa più danni di qualsiasi crisi.
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