Andriana Art Poetry

Arte & Scrittura

  • Durante il periodo comunista in Albania, tra gli anni 45 e 90, il governo di Enver Hoxha a tuo una serie di politiche di assimilazione culturale e linguistica. Una delle pratiche più note fu quella di sostituire i cognomi stranieri con quelli albanesi. Questa strategia mirava a eliminare le influenze occidentali e a rafforzare l’identità nazionale.

    Le autorità comuniste vedevano i cognomi stranieri come simboli di un passato non desiderato, legato spesso a periodi di occupazione o influenza esterna. Pertanto, molti cittadini albanesi di origine straniera, oppure con cognomi di provenienza non albanese, furono costretti a cambiare i loro nomi e cognomi che suonavano più”autentici”o”nazionali”.

    Ad esempio, i cognomi di origine greca, italiana o slava venivano modificati per rispecchiare maggiormente la lingua e la cultura albanese. Questa pratica non riguarda solo i nomi, ma anche altri aspetti della vita quotidiana, contribuendo a una forma di omogeneizzazione culturale.

    Il regime comunista giustificava tali misure come parte di un processo di costruzione di una società socialista unificata. Tuttavia, queste politiche furono spesso imposte con la forza e generavano scontentezza tra le comunità che vedevano le loro tradizioni culturali e identità minacciate.

    Dopo la caduta del regime nel 1991, molti albanesi iniziarono a recuperare il loro cognomi originali, tentando di riconnettersi con le loro radici culturali e storiche. Questa fase di riappropriazione ha portato a un rinnovato interesse per la diversità all’interno della società albanese e ha aperto spazi di dialogo sulle identità culturali.

  • Quando si parla di gravidanza, si tende a focalizzarsi principalmente sull’età della donna, ma è fondamentale considerare anche l’età dell’uomo, che riveste un ruolo cruciale nella salute generale del concepimento e dello sviluppo del futuro bambino. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno messo in evidenza come l’età paterna possa influenzare vari aspetti della gravidanza e della salute dei bambini.

    Impatto del fattore età

    1- *Qualità dello sperma”: Con l’avanzare dell’età, la qualità dello sperma degli uomini può deteriorarsi. Questo può portare a una diminuzione della motilità degli spermatozoi e a un aumento del numero di spermatozoi con anomalie genetiche. Questi fattori possono influenzare le possibilità di concepimento e la salute del bambino.

    2- “Rischio di anomalie genetiche”: Diversi studi hanno evidenziato un aumento del rischio di anomalie genetiche nei bambini concepiti da padri più anziani. Condizioni come l’autismo e la schizofrenia sembrano essere più comuni nei ritiri gli uomini che hanno oltre 40 anni al momento del concepimento.

    3- “Salute materna”: l’età del padre può influenzare anche la salute della madre durante la gravidanza. Uomini più anziani tendono ad avere una maggiore probabilità di malattie croniche, il tempo porta la complicazione nella gravidanza. Essenziale che entrambi i genitori siano in buona salute per garantire un ambiente ottimale per lo sviluppo del feto.

    4- “Aspettative di vita e crescita familiare”: Gli uomini più anziani che diventano fasi potevano trovarsi a fronteggiare diverse sfide. Ad esempio, la loro aspettativa di vita potrebbe influire sulla crescita dei figli e sul coinvolgimento nella loro vita a lungo termine. Questo soleva interrogativi sulla pianificazione familiare sulle responsabilità genitoriali.

    L’aspetto psicologico

    L’età porta con sé esperienze e maturità, Ma può anche comportare le stesse aspettative differenti rispetto alla genitorialità. Gli uomini più giovani possano trovarsi più ansiosi riguardo alla carriera e alla stabilità economica, mentre i padri più anziani potevano affrontare la sfida di bilanciare la paternità con le responsabilità professionali e la vita personale già definita.

    In conclusione, l’età dell’uomo è un aspetto cruciale da considerare quando si parla di gravidanza. Eventuali preoccupazioni relative alla salute e alla genetica di richiedono una Maggiore consapevolezza da parte di tutti i futuri genitori. È importante che uomini e donne discutono apertamente di queste tematiche, considerino l’importanza di uno stile di vita sano e, se necessario, si rivolgono a specialisti per ottenere il supporto durante il percorso verso la genitorialità.

  • Nel ventre muto della terra

    c’è un filo che non si spezza ,

    non ha voce,

    ma canta ogni volta che respiro.

    È lì,

    dove le lacrime diventano semi,

    e i passi ritrovano la loro ombra.

    Una carezza antica

    mi scivola addosso senza parlare,

    com’è un nome dimenticato

    che torna nel vento.

    Non so da dove vengo,

    ma qualcosa in me

    conosce la strada.

    È l’origine silenziosa

    che non ho mai smesso di ascoltare.

  • Stanotte ho sognato tre lupi bianchi.

    Erano grandi, più grandi di me. Entravano in casa e mi seguivano. Non ringhiavano, non aggredivano, non tentavano di mordermi.

    Ma io avevo paura.

    Siamo cresciuti con la storia del lupo cattivo. Con l’idea che il lupo sia minaccia, pericolo, qualcosa da cui scappare. E così, nel sogno, la mia prima reazione è stata la paura.

    Ma loro non facevano nulla.

    Camminavano dietro di me.

    Mia madre nel sogno era leggera, come se non vedesse alcun pericolo. Io invece sentivo il peso della loro presenza. Poi mi sono fermata. E ho accarezzato uno di loro. In quel momento ho capito che la paura non era nel lupo. Era dentro di me.

    Verso la fine del sogno ho avuto un’impressione diversa: non erano predatori. Erano guardiani.

    Forse rappresentano le mie radici. Forse le donne che mi hanno preceduta. Forse la memoria di una forza che protegge il branco, la famiglia, il territorio.

    O forse erano semplicemente una parte di me.

    Una forza grande. Bianca. Istintiva. Che mi segue da sempre. Mi sono svegliata Serena. Non spaventata.

    E ho capito una cosa: Non tutto ciò che è grande e pericoloso. A volte è solo la nostra forza che non abbiamo ancora imparato a riconoscere.

  • Dopo un’esperienza difficile ho fatto una cosa che non tutti fanno: sono andato in terapia.

    Non perché fossi debole. Non perché fossi svegliata. Ma perché ho avuto il coraggio di chiedermi:”se il problema fossi io?”

    Mettersi in discussione non è fragilità. È responsabilità.

    È molto più facile dire: “gli altri sono sbagliati”.

    È molto più difficile dire:”controllo me stessa”.

    Ho investito tempo. Ho investito soldi. Ho investito energie.

    E ho scoperto una cosa semplice: non ero io il problema.

    Era l’ambiente.

    Era un contesto dove bisognava difendersi ogni giorno. Dove le parole avevano doppio fondo. Dove l’arroganza si travestiva da superiorità.

    La terapia non mi ha cambiata. Mi ha confermato.

    Mi ha insegnato che non devo aggiustare Chi non vuole crescere. Che non devo restare dove non c’è rispetto. Che non devo farmi piccola per adattarmi.

    Andare  in terapia non è ammettere di essere sbagliati. È dimostrare di voler essere lucidi.

    Il vero coraggio non è difendersi. È guardarsi allo specchio.

    Io l’ho fatto.

    E oggi cammina più leggera.

    Meglio spendere soldi per capire se stessi che restare anni in un posto che ti spegne.

  • Partecipare non è solo esporre un’opera.

    E portare la propria visione in uno spazio pubblico.

    Ariccia, 28 febbraio.

    L’arte non è decorazione. E identità.

  • Acrilico e pasta modellante su tela

    55×75

    2026

    Andriana Ura

    “Impulso Vitale”nasce da una tensione primaria: il rosso come campo energetico dominante accoglie frammenti cromatici che vibrano in equilibrio dinamico.

    La materia strutturata amplifica il movimento, trasformando la geometria in forza emotiva.

  • Acrilico e pasta modellante su tela

    55 x75

    2026

    Andriana Ura

    Un flusso rosso intenso attraversa una superficie nera profondamente materica, trasformando l’oscurità in movimento.

    La linea curva non è ferita ma energia: è passione che scorre, resiste e afferma la propria forza vitale oltre ogni ombra.

  • Acrilico e pasta modellante su tela

    60×80 cm

    Anno:2026

    Andriana Ura

    Oltre la corrente è una esplorazione materica del movimento interiore.

    Le onde scolpite nella pasta modellante attraversano le superfici come flussi energetici, mentre il blu profondo evoca vastità e coscienza.

    Il rosso emerge come forza vitale che sfida la direzione del flusso ,e l’oro affiora come luce consapevole, simbolo di valore e trasformazione.

    Lettera racconta la tensione tra ciò che trascina e ciò che sceglie di andare oltre.

  • Ogni religione, quando attraversa la storia, si divide in tre dimensioni: spirituale, sociale, politica. l’Islam non fa eccezione. Il problema non è la fede. Il problema è la confusione tra Fede e controllo.

    l’Islam come Fede. Nel suo nucleo essenziale, l’Islam è sottomissione a Dio. Non al padre. Non al fratello. Non al Clan.

    Il Corano parla di responsabilità individuale, giudizio personale, coscienza.

    Davanti a Dio si è soli. Non esiste famiglia che risponda al posto tuo. In questa dimensione, la sede verticale: uomo-Dio.

    È intima, è silenziosa, è libera.

    l’Islam come appartenenza

    Qui la fede diventa identità collettiva. Non sei più solo credente. Sei membro.

    La religione si intreccia con onore, reputazione, ruolo sociale. La comunità precede l’individuo. L’errore non è più solo morale. Diventa pubblico. Il clan difende se stesso attraverso il controllo dei corpi e delle scelte. Soprattutto di quelli femminili. Qui non si protegge Dio. Si protegge l’ordine.

    l’Islam come potere

    Quando la religione entra nello stato, nasce la terza forma: la sede istituzionalizzata. La legge religiosa diventa sistema giuridico. L’interpretazione diventa autorità. Ma ogni volta che una fede diventa potere, corre un rischio: confonde le volontà Divina Con volontà umana. E l’essere umano, quando ha potere, raramente è neutrale.

    La frattura”. Il conflitto nasce quando queste tre dimensioni vengono fuse in modo indistinto. Quando il clan parla a nome di Dio.

    Quando la cultura si presenta come rivelazione. Quando il potere si veste di sacralità. Una donna che  disobbedisce al Clan non sta necessariamente disobbedendo a Dio. Sta disobbedendo a una struttura. La fede autentica non teme la libertà. Perché se Dio è assoluto, non ha bisogno di guardiani umani. Il controllo invece teme l’autonomia. Perché l’autonomia rompe le gerarchie.

    La domanda filosofica rimane: l’Islam e Fede o sistema?

    E coscienza o appartenenza?

    In relazione con Dio o relazione con l’onore?

    La risposta dipende da chi lo vive.

    Tre dimensioni del Cristianesimo: amore, istruzione,potere.

    Il cristianesimo nasce come rivoluzione spirituale, non come sistema di controllo. Poi, come ogni grande Fede, attraversa storia, potere, istituzioni.

    Il cristianesimo come esperienza spirituale

    Alla radice c’è la figura di Gesù Cristo. Il suo messaggio non era clanico. Non era politico. Era radicalmente personale. Amore per il nemico. Perdono. Responsabilità individuale. Coscienza.

    Il vangelo non parla di onore familiare. Parla di trasformazioni interiore. In questa dimensione, il cristianesimo e liberazione dall’ego, non controllo del corpo altrui. È relazione verticale: persona-Dio.

    Il cristianesimo come istituzione

    Con il tempo nasce la chiesa. Struttura, gerarchia, dottrina. Qui la Fede si organizza. L’istituzione a un compito: custodire, trasmettere, proteggere. Ma ogni istituzione porta con sé un rischio: confondere la struttura con il messaggio. Non tutto ciò è ecclesiastico è evangelico. La storia mostra momenti luminosi e momenti oscuri.

    Il cristianesimo come potere storico

    Quando il cristianesimo entra nell’Impero Romano nel IV secolo, cambia natura pubblica.

    Diventa religione ufficiale. E quando una fede diventa potere, entra nel campo della politica. Qui nascono tensioni: la spiritualità e autorità, la coscienza è dogma, la libertà e controllo morale.

    Non è più solo Fede. È anche civiltà.

    La domanda filosofica rimane:

    Il cristianesimo è amore radicale?

    Il sistema morale?

    È struttura di potere?

    È tradizione culturale?

    Dipende da chi lo vive. Come ogni Fede, può essere via di coscienza o strumento di controllo.

    La responsabilità non è solo del testo sacro. E dell’uomo che lo interpreta.

    Fede e potere: Confronto filosofico tra Islam e cristianesimo.

    Ogni grande religione nasce come esperienza spirituale. Poi attraversa la storia, entra nella cultura, incontra il potere. E in questo passaggio che la Fede si trasforma. Non nel suo nucleo, ma nella sua forma sociale. Instagram cristianesimo non sono solo dottrine.

    Sono civiltà.

    Sono strutture di senso.

    Sono architetture spirituali che hanno modellato interi continenti. Comprenderle significa distinguere tra Fede, cultura e potere.

    Origine e struttura spirituale

    Il cristianesimo nasce dall’esperienza personale di Gesù Cristo e dal messaggio evangelico. Il centro e la salvezza individuale, il perdono, l’amore radicale.

    La relazione verticale: persona-Dio.

    La coscienza individuale centrale.

    L’islam nasce dalla rivelazione ricevuta dal profeta Maometto. Fin dall’inizio integra dimensione spirituale e dimensione comunitaria. Non è solo esperienza interiore, ma anche ordine sociale.

    Qui emerge una differenza strutturale:

    Il cristianesimo nasce come esperienza che poi si istituzionalizza.

    l’Islam nasce già come religione con dimensione normativa e comunitaria.

    Fede e comunità

    Nel cristianesimo, la chiesa diventa nel tempo istituzione che custodisce il messaggio. Ma il cuore resta alla conversione personale.

    Nell’islam, la comunità umana è parte costitutiva della fede. L’appartenenza non è solo culturale, ma religiosa.

    Il rischio, in entrambi i casi, e la confusione tra Fede e identità collettiva. Quando l’identità diventa assoluta, l’individuo si riduce.

    Religione e potere

    Il cristianesimo entra nel potere politico con l’impero romano.

    La religione perseguitata diventa religione ufficiale. Qui nasce la tensione tra vangelo e autorità.

    L’islam, fin dalle origini, non separa nettamente religione e organizzazione politica. La legge religiosa assume anche dimensione giuridica. In entrambi i casi, quando la fede diventa potere, rischia di perdere la purezza spirituale.

    Il potere cerca ordine.

    La fede cerca la verità.

    Non sempre coincidono.

    Donna, libertà e interpretazione

    Il punto più delicato nella modernità e il ruolo della donna. Non è la fede in sé a determinare la limitazione. E l’interpretazione culturale. Il cristianesimo ha avuto secoli di patriarcato ecclesiastico. l’Islam ha avuto e a contesti dove tradizione e religione si intrecciano fortemente.

    Ma in entrambe le religioni esistono letture spirituali che elevano la dignità femminile e letture culturali che la limitano. La differenza non è nel testo. E nella coscienza di chi lo interpreta.

    La questione filosofica finale

    La vera domanda non è quale religione sia superiore.

    La vera domanda è:

    La sede libera o controlla?

    Unisce o divide?

    Eleva la coscienza o protegge il sistema?

    Ogni religione può diventare via di trasformazione o strumento di conservazione del potere.

    Dipende dall’uomo.

    Instagram e cristianesimo Non sono nemici. Sono due grandi narrazioni spirituali con strutture diverse. Entrambe possono generare santi o sistemi rigidi. Entrambe possono produrre mistici o burocrati del Sacro.

    La maturità filosofica consiste nel distinguere. Non confondere spiritualità con controllo. Non confondere cultura con rivelazione. Non confondere potere con Dio.

    La libertà non nasce dall’abolizione della fede. Nasce dalla coscienza critica.

    E ogni vera Fede , se è autentica, non teme la libertà.

  • 40×40

    Acrylic and modeling paste on canvas

    Anno:2026

    Andriana Ura

    An abstract exploration of converging energies.

    Layers of color and texture meet in a dynamic flow,where contrast becomes harmony and movement shapes silent balance.

  • Medium: Acrylic and modeling paste on canvas

    Size: 75×55

    Year:2026

    Andriana Ura

    A stream of gold crossing darkness,where truth flows beyond division.

  • Art Salon – Ariccia (Roma)

    13 dicembre 2025 – 17 gennaio 2026

    Nel periodo natalizio 2025-2026 ho partecipato alla mostra collettiva”Mostra di Natale”presso Art Salon, Ariccia (Roma).

    L’esposizione a riunito artisti contemporanei in un dialogo aperto tra ricerca materica e sensibilità espressiva, in un contesto dedicato alla condivisione culturale e alla valorizzazione del linguaggio artistico contemporaneo.

    La partecipazione è documentata nel catalogo ufficiale dell’evento.

  • Ariccia (Roma)-Art Salon

    Nel 2025 ho partecipato alla mostra collettiva”Memorie dall’invisibile”preso Art Salon , Ariccia (Roma).

    L’evento a riunito artisti contemporanei in un dialogo sul tema della memoria e della dimensione invisibile dell’esperienza umana.

    La partecipazione è documentata nel catalogo ufficiale della mostra.

  • Pasta modellante e acrilico su tela

    60×80 cm

    Anno:2026

    Andriana Ura

    “Confine Incandescente”è una frattura che diventa nascita.

    La linea rossa centrale attraversa la terra come una ferita viva, materica, rissa tridimensionale dalla pasta modellante. Non è solo colore: è rilievo, e presenza.

    Il blu e il lati rappresenta lo spazio interiore, la distanza, il respiro dopo la tensione. l’oro e le sfumature calde in alto suggeriscono energia che si trasforma, luce che emerge dal conflitto.

    Quest’opera racconta il momento esatto in cui un limite non divide più, ma rivela chi siamo diventati.

  • Dimensioni: 55×75

    Acrilico su tela

    Anno:2026

    Andriana Ura

    Un passaggio tra profondità e luce.

    Velature d’azzurro e bianco si aprono in un centro rosato, mentre frammenti d’oro emergono come tracce di una nuova alba.

    Un’opera che parla di trasformazione silenziosa e rinascita interiore.

  • Sono tornata in quella casa dopo 5 anni.

    Non era solo un luogo.

    Era un pezzo di vita rimasto sospeso.

    Lei era lì.

    Come sempre.

    Con quello sguardo limpido che non conosce malizia.

    Non la chiamerò per nome.

    Perché alcune presenze non hanno bisogno di un nome per essere riconosciute.

    È un angelo terreno.

    Una luce silenziosa.

    Una presenza luminosa che attraversa il mondo con un ritmo tutto suo. Non segue le regole della fretta.

    Non si adegua alle aspettative rumorose degli altri.

    Esiste. E basta.

    E in quelle esistere c’è una purezza rara. Ci sono anime che parlano senza parole.

    Che comunicano con uno sguardo, con una mano che cerca, con un sorriso che non è mai strategia.

    Lei è così. Autentica.Intera. viviamo in una società che misura tutto: risultati, velocità, performance.

    Ma ci sono creature che ci ricordano che il valore non si misura.

    Si sente.

    E poi ci sono i genitori.

    Le guardie e capisci cos’è la dedizione vera.

    Non quella che si racconta sui social.

    Quella che si vive ogni giorno, nel silenzio, nella fatica, nella costanza. Essere genitori di una luce speciale significa imparare un linguaggio nuovo.

    Significa celebrale conquiste che altri darebbero per scontate.

    Significa scegliere l’amore ogni singolo giorno.

    A voi dico questo: la vostra forza è visibile.

    La vostra presenza è fondamentale.

    Il vostro amore è costruzione quotidiana.

    Non c’è nulla da spiegare.

    Non c’è nulla da giustificare.

    Ci sono anime che non vengono per adattarsi al mondo, ma per insegnargli a essere più umano.

    E chi sta a guardare davvero, lo capisce.

  • San Valentino non misura Chi riceve più fiori. Misura chi ha il coraggio di scegliere. In un tempo dove tutti hanno paura di soffrire, si confonde la prudenza con la maturità e la distanza con l’indipendenza.

    Ma amare non è debolezza. È una presa di posizione. Non è scrivere”ti amo”sotto una foto. E restare quando la realtà non è romantica. E difendere la persona che hai scelto anche quando il contesto la mette in discussione. E non nascondersi dietro il silenzio per paura del giudizio.

    Molti evitano l’amore dicendo:”non voglio restare deluso”.

    Ma la verità è un’altra. Non vogliono esporsi. Amare richiede strutture interiore. Non entusiasmo momentaneo. Non bisogno. Non solitudine travestita da passione.

    San Valentino non celebra le coppie perfette. Celebra Chi ha smesso di giocare.

    Chi sceglie non scappa.

    Chi sceglie non tiene alternative aperte.

    Chi sceglie non riduce l’altro per sentirsi più grande.

    E chi è solo?

    Non è in ritardo.

    È in attesa di qualcuno che sappia stare.

    Perché è meglio una solitudine dignitosa che è un amore dove devi diventare più piccolo per restare.

    San Valentino non è una data.

    È una domanda.

    Hai il coraggio di scegliere davvero?

    Buon San Valentino a tutti.

  • Non è l’amore a essere complicato.

    È il contesto.

    Un uomo  può innamorarsi di una donna.

    Ma se il suo ambiente la guarda dall’alto verso il basso, lui si trova davanti a una scelta invisibile.

    Non tra due donne.

    Ma tra due appartenenze.

    La famiglia non giudica solo la persona.

    Giudica ciò che rappresenta.

    Classe sociale.

    Origine.

    Modo di parlare.

    Modo di vestirsi.

    Storia.

    E quando una donna non è” della stessa classe”, non viene valutata per il cuore, ma per il contesto.

    Il problema non è la differenza.

    È la paura della differenza.

    Un uomo davvero adulto non si chiede se lei è all’altezza della sua famiglia.

    Si chiede se la sua famiglia è capace di rispettare la sua scelta.

    Perché amare qualcuno che viene giudicato richiede una cosa precisa:

    Colonna vertebrale.

    Non rabbia.

    Non ribellione adolescenziale.

    Ma posizione.

    Chi non prende posizione rimane figlio.

    E quando resta figlio, la donna non diventa compagna.

    Diventa ospite tollerata.

    La classe sociale non misura il valore umano.

    Misura il livello di paura di chi la usa come criterio.

    L’amore vero non elimina le differenze.

    Le sostiene.

  • Lieta di condividere il riconoscimento”Art Star – CFA Artist of the Year Competition 2026″.

    Un premio che valorizza la ricerca artistica, la coerenza e l’identità visiva costruita nel tempo.

    L’arte non è solo espressione.

    È disciplina , visione presenza.

    Grazie a chi cammina con me in questo percorso.

  • Acrilico su tela

    Dimensioni: 40×50

    Anno:2026

    Andriana Ura

    Superficie vibrante attraversata da luce dorata. La materia si muove come grano al vento, creando profondità ritmo. Un dialogo tra  radice e trasformazione, tra terra e irradiazione interiore. L’oro non è decorazione:e  energia, memoria, identità.

  • Oggi molte persone dichiarano di non credere più nel matrimonio. Le motivazioni sembrano sempre Nobili:”non voglio essere deluso””Ho già sofferto””non credo nei legami per sempre”.

    Ma se si guarda più a fondo, spesso la paura non è della delusione. E della responsabilità.

    Il matrimonio non spaventa perché promette troppo. Spaventa perché chiede presenza, scelta quotidiana. E soprattutto chiede di non tenere una porta aperta altrove.

    La verità scomoda

    Molti evitano il matrimonio non per proteggersi dal dolore, ma per proteggere il proprio comfort.

    Il comfort di:

    non devo spiegare le assenze

    non dover affrontare i conflitti fino in fondo

    non dover scegliere davvero una sola direzione

    non dover rinunciare a”possibili alternative”

    Così si resta in una terra di mezzo: relazioni senza radici, promesse senza peso, legami reversibili.

    Il paradosso moderno

    Si dice di non volere il matrimonio per paura di soffrire, ma intanto si accettano relazioni ambigue che logorano lentamente. Si evita un”per sempre”chiaro per vivere tanti”finché va”confusi. E mentre si guarda avanti, si tiene sempre un piede dall’altra parte.

    Non è il matrimonio a essere cambiato

    Non è il matrimonio ad aver perso valore. E il coraggio di esporsi ad essersi ridotto. Per chiamare davvero significa anche rischiare di perdere. E non tutti sono disposti a rinunciare alla comodità per qualcosa che richiede verità, coerenza e presenza.

    Non scegliere e comunque una scelta. E spesso è la più comoda. Ma l’amore vero-che sia un matrimonio o meno-non vive nelle scuse. Vive nelle decisioni che fanno tremare un po’ le gambe e tolgono l’alibi del”forse”.

  • Ho smesso di aspettare.

    Non per orgoglio, ma per stanchezza.

    Ospedale che non arriva consumo più energia che partire da soli.

    Aspettare una risposta,un gesto, una chiarezza che non viene è un modo lento di perdersi.

    Ho capito che l’attesa non è sempre pazienza. A volte solo paura di scegliere me stessa.

    Così ho lasciato andare.

    No con rabbia, ma con lucidità.

    Perché restare dove non c’è presenza non è amore, è rinuncia.

    Da quando non aspetto più, cammino.

    Neanche se la strada è silenziosa, almeno è mia.

  • Non ti chiedo chi è amato di più,

    le domande così

    non sono camminare a piedi nudi.

    L’amore non si pesa,

    si riconosce

    da chi resta anche quando

    non c’è più niente da vincere.

    Io sono rimasta nelle pause,

    nelle frasi non finite,

    nelle serie in cui il silenzio

    era l’unica cosa sincera.

    Tu eri già altrove,

    ma senza andare davvero via,

    come tiene una porta socchiusa

    per non sentirsi colpevole.

    Non ho amato di più.

    Ho amato più a lungo.

    E questa è una lingua

    che non tutti sanno parlare.

    Ora non ti chiedo niente.

    L’amore che chiede ha già perso.

    Io vado, intera,

    con ciò che ho dato

    e non mi è tornato indietro.

    Chi resta in piedi non è chi ha vinto,

    ma chi non ha smesso di riconoscersi allo specchio.