Oggi molte persone dichiarano di non credere più nel matrimonio. Le motivazioni sembrano sempre Nobili:”non voglio essere deluso””Ho già sofferto””non credo nei legami per sempre”.

Ma se si guarda più a fondo, spesso la paura non è della delusione. E della responsabilità.

Il matrimonio non spaventa perché promette troppo. Spaventa perché chiede presenza, scelta quotidiana. E soprattutto chiede di non tenere una porta aperta altrove.

La verità scomoda

Molti evitano il matrimonio non per proteggersi dal dolore, ma per proteggere il proprio comfort.

Il comfort di:

non devo spiegare le assenze

non dover affrontare i conflitti fino in fondo

non dover scegliere davvero una sola direzione

non dover rinunciare a”possibili alternative”

Così si resta in una terra di mezzo: relazioni senza radici, promesse senza peso, legami reversibili.

Il paradosso moderno

Si dice di non volere il matrimonio per paura di soffrire, ma intanto si accettano relazioni ambigue che logorano lentamente. Si evita un”per sempre”chiaro per vivere tanti”finché va”confusi. E mentre si guarda avanti, si tiene sempre un piede dall’altra parte.

Non è il matrimonio a essere cambiato

Non è il matrimonio ad aver perso valore. E il coraggio di esporsi ad essersi ridotto. Per chiamare davvero significa anche rischiare di perdere. E non tutti sono disposti a rinunciare alla comodità per qualcosa che richiede verità, coerenza e presenza.

Non scegliere e comunque una scelta. E spesso è la più comoda. Ma l’amore vero-che sia un matrimonio o meno-non vive nelle scuse. Vive nelle decisioni che fanno tremare un po’ le gambe e tolgono l’alibi del”forse”.

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