Il 2025 è stato una valigia che ho trascinato per un anno intero. Le ruote sono rotte, la cerniera si è infilata male, e quando l’ho aperta stamattina ho trovato cose che non ricordavo nemmeno di averci messo dentro. Cose che, a dire il vero, non servono più a nessuno. Nemmeno a me.

Ecco perché, prima di varcare la soglia del 2026, faccio inventario. Non un bilancio: un debito. Uno sgravio. Un elenco di ciò che resta.

1-Il materiale che mi fa pesare lo sguardo.

Ci sono oggetti che non usi, ma che usano te. Ti fanno girare la testa quando li vedi sullo scaffale, ti chiedono scusa per il posto che occupano. Io ne ho un mucchio. La scatola dei” forse un giorno “che non ho toccato da quando mi sono trasferita. I vestiti che indosso solo quando “non ho niente di meglio”, che in realtà sono il mio peggiore. Le mie mille 247 foto duplicate nel cloud, che non ho mai cancellato perché “tanto non occupano spazio fisico”-ma occupano spazio mentale, ogni volta che apro la galleria e mi perdo. Lascio qui: la convenzione che il valore di una cosa stia nel denaro che ho speso per comprarla.No. il valore sta nell’uso che ne faccio oggi. Se e zero, e’ zero.Via.

2-L’energia che ho prestato senza interessi.

Ho fatto un calcolo approssimativo. Quest’anno ho speso circa 30 ore a spiegare a una persona perché mi sentivo ferita. Trenta.Ore. Non sono servite.Lei non voleva capire, voleva solo avere ragione.Io non volevo essere capita, volevo essere salvata dall’incubo di essere quella cattiva. Ho risposto a messaggi di lavoro la domenica sera”non scomparire”. Ho accettato inviti che sapevo mi avrebbero svuotato, solo per Non deludere. Un sorriso quando volevo stare zitta. Lascio qui: il senso di colpa per i confini che non ho più intenzione di giustificare. Il prossimo”no “che Dio non avrà bisogno di una tesi. Sarà solo: No.Non mi serve.

3-Le credenze che ho creduto di credere

È buffo, ma a 40 anni scopri che alcune delle tue certezze non le hai scelte tu. Te le ha dato qualcuno che le aveva ricevute da qualcun altro.”Devi sempre dare il 100%”.Lascio questa. A volte il 40% è un atto di sopravvivenza. A volte il 10% è tutto quello che hai, E va bene così.”Se non ce la fai da sola, non ce la fai.”lascio questa. Ho imparato a chiedere aiuto quando il buio è totale. E come accendere la luce prima di mettere le mani in tasca per cercare le chiavi.Ha senso.”Non sei ancora pronta”. Lascio questa. Non si è mai pronti. Si è disponibili. È diverso. Lascio qui: la versione di me che doveva essere perfetta per meritare un posto al sole. La prossima si presenterà con le scarpe rotte, e se il posto non c’è, se ne andrà altrove.

4-I progetti che non sono mai stati miei.

Ce n’è uno che porto avanti da tre anni. Un corso che non finisco mai, un libro che non scrivo, una lingua che non imparo. Ogni gennaio lo rimetto in lista. Ogni dicembre mi dico: l’anno prossimo, davvero. Quest’anno ho capito: non lo faccio perché non lo voglio. Lo voleva la versione di me del 2024. Quella che pensava che”imparare a programmare”lei avrebbe dato più sicurezza. Forse sì, ma non è la mia sicurezza. È la sua. Lascio qui: la lista dei”dovrei”. La ricomincio da zero, con una sola domanda:”cosa vorrei fare anche se nessuno lo sapesse?”

5-Il rito

Questo articolo è il mio rito. Non brucerò la lista (pericolo d’incendio). La metterò in una busta, ci scriverò sopra”affari tuoi, 2025″e la metterò dentro a una scatola che butterò giù dalla finestra del ricordo. Tu, che mi leggi, puoi fare lo stesso. Prendi un foglio. Dividilo in quattro. Scrivi senza rileggere. Non serve che sia bello. Serve che sia vero. Poi fai qualcosa di fisico con quella lista. Qualcosa che non sia digitale. Che abbia peso. Che abbia rumore quando lo chiudi.

6-La domanda per il 2026

Ho liberato spazio. Nello scaffale, nel telefono, nel petto. Cosa ci metto adesso? Non lo so ancora. Ma per la prima volta non è una cosa che mi spaventa. È una possibilità. Ecco la domanda che mi portava dietro:”Se avessi il coraggio di deludere solo me stessa, cosa sceglierei?”

Buon anno. Finalmente leggera.

“Cio che lasciamo andare non è perso. È solo restituito al flusso delle cose che non ci appartenevano mai davvero.”

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