Quando pensiamo ai primi libri dell’umanità, immaginiamo facilmente antichi volumi, pergamene ingiallite o testi religiosi custoditi nei templi. In realtà, i primi “libri” non avevano pagine, copertine o rilegature. Erano tavolette d’argilla, pareti di pietra, rotoli di papiro e superfici sulle quali l’essere umano tentava di lasciare una traccia della propria esistenza. Prima ancora di raccontare storie, l’uomo iniziò a scrivere per contare. Le prime tavolette: la scrittura nacque dall’amministrazione Le più antiche testimonianze di scrittura conosciute provengono soprattutto dalla Mesopotamia, nell’area dell’attuale Iraq. Intorno al 3300 a.C., nelle grandi città sumere come Uruk, vennero utilizzate tavolette d’argilla per registrare quantità di grano, animali, merci, proprietà, salari e distribuzioni alimentari. I primi segni erano semplici pittogrammi: immagini stilizzate che rappresentavano oggetti o quantità. Con il tempo, questi segni divennero sempre più astratti e furono impressi nell’argilla con uno stilo di canna, assumendo la caratteristica forma a cuneo. Da qui deriva il nome di scrittura cuneiforme. La scrittura, quindi, non nacque inizialmente dalla poesia o dalla religione, ma dalla necessità di organizzare città sempre più grandi, controllare le risorse e conservare informazioni economiche. Le tavolette più antiche erano una sorta di contabilità pubblica dell’antichità. Quando i documenti diventarono letteratura Con il passare dei secoli, la scrittura smise di essere utilizzata soltanto per registrare merci e numeri. Gli scribi iniziarono a trascrivere preghiere, inni, racconti, leggi, proverbi, lettere e riflessioni sulla vita. Fu in quel momento che nacque qualcosa di più vicino alla nostra idea di libro: non più una semplice registrazione amministrativa, ma un testo destinato a conservare e trasmettere un pensiero. Tra le più antiche opere sapienziali troviamo le Istruzioni di Shuruppak, una raccolta di consigli morali attribuiti a un padre che parla al proprio figlio. Il testo contiene raccomandazioni sulla prudenza, sulla giustizia, sul comportamento sociale e sul rispetto degli altri. Anche migliaia di anni fa, quindi, gli esseri umani sentivano il bisogno di lasciare alle generazioni successive non soltanto ricchezze materiali, ma anche insegnamenti. Enheduanna: la prima autrice conosciuta per nome Una delle figure più importanti della storia della scrittura fu Enheduanna, sacerdotessa vissuta in Mesopotamia nel XXIII secolo a.C. Era figlia del sovrano Sargon di Akkad e ricopriva il ruolo di alta sacerdotessa del dio lunare Nanna nella città di Ur. Enheduanna compose inni religiosi in lingua sumera, alcuni dedicati alla dea Inanna. In due suoi componimenti si presentò direttamente con il proprio nome. Per questo viene generalmente considerata la prima autrice identificabile della storia: non la prima persona ad avere scritto in assoluto, ma la prima figura letteraria di cui conosciamo chiaramente il nome e l’identità. Questo elemento possiede un valore straordinario. All’inizio della storia della letteratura conosciuta troviamo una donna che non si limita a trasmettere formule religiose, ma afferma la propria presenza attraverso la parola. L’Epopea di Gilgamesh: il primo grande racconto dell’umanità Tra le opere più antiche e importanti della letteratura mondiale si trova l’Epopea di Gilgamesh. Gilgamesh è il potente re della città di Uruk. All’inizio appare arrogante e convinto della propria superiorità. L’incontro con Enkidu, un uomo selvaggio destinato a diventare suo amico, trasforma però la sua esistenza. Dopo la morte di Enkidu, Gilgamesh comprende che neppure il potere può sconfiggere la morte. Inizia così un viaggio alla ricerca dell’immortalità. L’opera affronta temi ancora profondamente attuali: l’amicizia, il dolore, la paura della morte, il limite del potere, la ricerca di un significato e il desiderio umano di non essere dimenticati. Le storie originarie su Gilgamesh circolavano già nel III millennio a.C.; successivamente furono tradotte, riunite e rielaborate in lingua accadica. Le copie più celebri conservate appartengono alla biblioteca del re assiro Assurbanipal, risalente al VII secolo a.C. In una delle tavolette compare anche il racconto di un grande diluvio: gli dèi decidono di distruggere l’umanità, ma un uomo viene avvertito e costruisce un’imbarcazione per salvare la propria famiglia e gli animali. Questo racconto mesopotamico è molto più antico della versione biblica che conosciamo attraverso il libro della Genesi. I Testi delle Piramidi nell’antico Egitto Mentre in Mesopotamia si sviluppava la scrittura cuneiforme, in Egitto prendeva forma la tradizione geroglifica. Tra i più antichi testi religiosi conservati troviamo i Testi delle Piramidi, formule sacre incise nelle camere interne delle piramidi dei faraoni durante l’Antico Regno. Il primo esempio conosciuto si trova nella piramide del faraone Unas, a Saqqara, e risale alla fine del III millennio a.C. Questi testi avevano lo scopo di proteggere il sovrano dopo la morte, aiutarlo a raggiungere il cielo e garantirgli una nuova esistenza nel mondo divino. Non erano libri destinati alla lettura pubblica. Erano parole incise nella pietra per accompagnare il defunto nell’eternità. Nel corso dei secoli, alcune di queste formule furono riprese nei Testi dei Sarcofagi e successivamente nelle raccolte che oggi chiamiamo Libro dei Morti. Quando nasce veramente il libro? Stabilire quale sia stato il primo libro dell’umanità non è semplice, perché tutto dipende dal significato attribuito alla parola “libro”. Se consideriamo libro qualsiasi testo scritto e conservato, allora le prime tavolette amministrative mesopotamiche possono essere considerate i primi antenati del libro. Se invece cerchiamo una vera opera letteraria, possiamo pensare alle antiche composizioni sumere, agli inni di Enheduanna o ai racconti confluiti nell’Epopea di Gilgamesh. Se parliamo di testi religiosi organizzati, dobbiamo ricordare i Testi delle Piramidi egizi. Il libro, dunque, non nacque in un solo giorno e non fu inventato da una sola persona. Fu il risultato di un lungo processo: prima il segno, poi la parola, infine il racconto. Prima della Bibbia La Bibbia è uno dei testi più importanti e influenti della storia, ma non è il primo libro scritto dall’umanità. Quando le diverse parti della Bibbia iniziarono a essere composte, gli esseri umani scrivevano già da molti secoli. Esistevano archivi amministrativi, inni, miti, leggi, lettere, racconti di creazione e narrazioni sul diluvio. Questo non diminuisce il valore storico o religioso della Bibbia. Significa semplicemente inserirla correttamente all’interno di una storia della scrittura molto più lunga e complessa. Le civiltà non si sviluppano nel vuoto. Le idee viaggiano, vengono raccontate, trasformate e reinterpretate. Ogni epoca eredita parole precedenti e costruisce nuovi significati. La scrittura come vittoria contro il tempo I primi testi dell’umanità ci mostrano una verità fondamentale: l’uomo ha sempre avuto paura di scomparire senza lasciare memoria. Ha scritto per contare ciò che possedeva, per pregare gli dèi, per stabilire leggi, per educare i figli, per raccontare la morte e per immaginare l’immortalità. Le tavolette d’argilla erano fragili, ma il desiderio che le aveva create era potentissimo: affidare una parte della propria coscienza al futuro. Il primo libro dell’umanità, quindi, non fu soltanto un oggetto. Fu il momento in cui l’essere umano comprese che la voce poteva morire, mentre la parola scritta poteva attraversare i millenni. Andriana Ura – Andriana Art Poetry

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