Il primo gennaio a questo sapore strano: promette un reset totale, mossa di carta pesta. Ti svegli con la stessa testa, le stesse scarpe da allacciare, lo stesso caffè che perde calore mentre cerchi di convincerti che questo sarà l’anno in cui tutto cambierà.

Ecco, forse no.

Forse 2026 non è l’anno del “tutto”. E l’anno”abbastanza”. L’anno in cui ti permette di non avere una lista di 23 risoluzioni scritta su un foglietto che perderai a metà febbraio. L’anno in cui smetti di chiederti cosa dovresti fare inizia a chiedere cosa ti basta fare.

La parola che basta

Prova questo: scegli una sola parola. No non un obiettivo. Non una metà. Una bussola. La mia per il 25 è stata”attraversare”.Non “vincere”,non “brillare”. Attraversare. E mi ha salvato. Mi ha dato il permesso di semplicemente passare attraverso i mesi difficili senza pretendere di non farci più sopra.Tu, cosa scegli per il 2026? Radicare? Per stare dove sei senza fuggire.Appoggiare? Per smettere di fare tutto da solo.Osservare? Per guardare prima di saltare. Scrivi scrivila su un post- it. Cuciscila nel cappotto. Falla diventare la risposta quando non sai cosa scegliere.

Gli obiettivi invisibili

C’è un altro modo. Invece di dire:”devo fare yoga tutti i giorni”, prova:”oggi mi chiedo dove ho tensione”.Invece di “Devo leggere 50 libri”,prova:”ti lascio un libro aperto sul comodino, così mi ricorda che c’è tempo”.

Sono obiettivi che non si possono sbagliare. Non hanno scadenza. Non ti fanno sentire inadeguato. Il primo gennaio non è un traguardo. È un seme. E i semi, lo sai, non fioriscono il giorno dopo. Stanno nel buio. Si nutrono di ciò che gli dai. A volte non crescono, ma questo non significa che hai fallito. Significa che il terreno non era pronto. E va bene così.

Un esercizio per oggi

Prendi un foglio. Dividilo in due colonne. A sinistra, scrivi tutte le cose che il 2025 ti ha chiesto di essere. Produttivo, ottimista, veloce, sempre presente. A destra, scrivi quello che tu chiedi al 2026. Forse solo:”lasciami respirare”.O;”dammi tempo per lavare i piatti senza fretta”.

Poi strappa la colonna di sinistra. Non con rabbia. Con sollievo.

Il calendario che inizia il 2 gennaio

E se il tuo anno cominciasse domani? O il 15 gennaio, quando le feste sono davvero finite e la città riprende il suo ritmo? Non c’è una legge che dice che devi essere pronto oggi. Io e il mio primo gennaio lo passo a fare un giro in bicicletta, anche se fa freddo. Non per fare sport. Per sentire l’aria cambiare. Per ricordarmi che gli inizi non sono momenti, sono sensazioni. E le sensazioni non si programmano.

2026 non è il tuo anno. È un anno che avrai.

Con le tue pause. Con le tue cadute. Con le tue giornate in cui l’unico traguardo è fare la spesa senza dimenticare il latte.

E sarà abbastanza.

Sarà più che abbastanza.

Buon anno.

Davvero.

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