La mia storia non comincia in un solo luogo. Comincia in quattro direzioni diverse, come se il destino avesse voluto intrecciare in me popoli, memorie e silenzi che raramente camminano insieme.
Porto dentro di me la forza di un nonno serbo, un uomo cresciuto con il peso della storia e la dignità di chi conosce il valore del silenzio. Di lui è ereditato la calma che non vacilla, il pensiero profondo, il passo deciso anche quando la strada fa paura.
Dentro di me vive anche l’eredità di un nonno montenegrino, figlio di montagne che parlano più degli uomini. Da lui mi arriva il coraggio, la libertà, quella fierezza che non si compra e non si impara: si nasce con essa.
Nelle mie vene scorre la poesia malinconica di una nonna bosniaca, donna di acqua, di pietra e di cuore grande. Da lei ho preso la dolcezza nascosta, quella che non si mostra subito, è una nostalgia che non fa male, ma rende profondi.
E poi c’è la radice più fragile e più forte allo stesso tempo: la mia nonna albanese, che non ho mai conosciuto. È morto giovanissima, a 25 anni, lasciando due figli piccoli e un vuoto che nessun racconto può riempire. Di lei non ho ricordi, non ho fotografie nitide, non ho la sua voce. E pure, e la presenza che sento di più.
Lei mi ha lasciato il mistero. Una forza invisibile. Un coraggio che non so spiegare. Un amore che non ho vissuto, ma che mi abita.
Io sono nata da queste quattro storie, da questi quattro popoli che in me non si scontrano, ma si uniscono. Sono un ponte tra tradizione lontane, tra lingue diverse, tra memorie che non sempre si sono capite, ma che in me hanno trovato un’unica casa.
Io non appartengo a un solo luogo. Appartengo a tutto ciò che mi ha generata: alla montagna, all’acqua, al silenzio, al fuoco, alla forza, alla nostalgia, alla libertà e alla radice interrotta troppo presto.
Sono quattro origini, ma un’unica anima.
La mia.
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