Questa mattina mi sono svegliata con una sensazione strana: un misto di nostalgia e forza, come se qualcuno avesse bussato piano dentro il mio petto. Non serviva a guardare il calendario. Lo sapevo già.

Oggi è il 28 novembre.

È il giorno in cui la mia terra chiama senza usare parole. Una chiamata che non fa rumore, ma attraversa la pelle, la memoria è perfino le cose che credevo di aver superato.

Quando penso a questo giorno, non vedo solo bandiere che ondeggiano. Vedo le mani di mia madre che stirano una camicia, le strade bagnate della mia città, La voce dei vicini che esce dalle finestre, i bambini che corrono con un entusiasmo che non si può imitare. Vedo tutto ciò che mi ha costruita senza chiedermi nulla in cambio.

Il 28 novembre è il giorno in cui mi ricordo chi ero, prima di diventare chi sono. È un ponte invisibile tra la me bambina è la me di adesso. Tra la ragazza che camminava in silenzio nelle strade dell’est e la donna che oggi vive altrove, ma che porta il suo Paese come un tatuaggio invisibile.

Oggi, anche se sono lontana, sento il rumore delle bandiere che sfiorano l’aria. Sento la voce degli avi che non ho incontrato, ma che vivono nei miei gesti. Sento la promessa di libertà che un popolo intero ha custodito con i denti stretti e il cuore aperto.

Il 28 novembre non è un ricordo. È un ritorno. Un ritorno che non ha bisogno di valigie o biglietti.

Un ritorno che avviene nel sangue, nei pensieri, negli occhi che si fanno lucidi senza sapere perché.

E allora oggi cammino più lentamente. Mi porto dentro una dignità silenziosa, un orgoglio che non ha bisogno di parole né di spiegazioni. Perché oggi, più di ogni altro giorno, so da dove vengo.

E questo mi dà forza .

Mi dà verità.

Mi dà pace.

Auguri il giorno dell’indipendenza Albania .

Andriana Ura

Posted in

Lascia un commento