Viviamo in un tempo in cui la parola nobile è stata svuotata del suo significato più profondo. Viene attribuita a chi possiede denaro, potere, visibilità. A chi ostenta ricchezza come se fosse un merito morale. Ma questa non è nobiltà: e confusione culturale.
Il denaro non rende Nobili.
Il denaro amplifica ciò che una persona è già.
Se c’è vuoto, amplifica il vuoto.
Se c’è arroganza, amplifica l’arroganza.
Nobiltà non è possesso, il valore
Nobili sono le persone oneste, quelle che mantengono la parola data, che non barattano la dignità per convenienza. Nobili sono gli umili, anche quando hanno successo. Nobili sono coloro che non hanno bisogno di schiacciare gli altri per sentirsi grandi. Una persona può avere molto e restare umile. Una persona può non avere nulla e restare integra. In entrambi i casi, quella è vera nobiltà.
Chiama solo il denaro non ha volto
Chi mette il denaro al centro di tutto per delle:
La faccia
L’onore
Il rispetto autentico
Può tenere paura, interesse, adulazione. Ma non ottieni stima. Non ottiene memoria. Non ottiene dignità. La storia non ricorda chi ha accumulato di più. Ricorda chi ha saputo restare umano.
Una nobiltà antica, ma necessaria
Nelle culture profonde, la nobiltà non era un titolo, ma un comportamento. Era saper stare al mondo senza tradire se stessi. Era avere radici, misura, rispetto. Oggi, chiamare”Nobili”i devoti del denaro è un insulto verso chi vive con rettitudine. La vera nobiltà non brilla, ma resiste. Non fa rumore, ma lascia traccia.
Essere ricchi Non è una colpa.
Ma a confondere la ricchezza con la nobiltà lo è.
Nobile non è chi possiede.
Nobile Chi non si vende.
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