Ci sono notizie che non si possono ascoltare senza sentire un nodo alla gola. Una ragazza di 18 anni, vi ho dato davanti al suo fidanzato, non è solo una tragedia: è una ferita che attraversa l’intero paese, che tocca le donne e gli uomini che ancora credono nel rispetto, nella dignità e nell’amore. Perché è una violenza così non colpisce solo il corpo.
Colpisce l’anima, la fiducia, il futuro.
Colpisce due giovani che stavano vivendo un momento normale, semplice, quotidiano… E che in un istante sono stati catapultati nell’incubo più atroce.
Lei porterà il trauma sul suo corpo, nella sua mente, nei suoi silenzi. Lui porterà il dolore di non aver potuto proteggerla, la rabbia, l’impotenza, la colpa che non gli appartiene ma che inevitabilmente sentirà.
Due vite cambiate per sempre da un gesto di brutalità disumana.
La violenza non è un impulso: è una scelta. Una scelta fatta da chi vede l’altro come un oggetto, come qualcosa da usare, da spezzare, da dominare. E quando questa scelta cade su una ragazza ancora giovane, davanti alla persona che ama, si compie una violenza doppia: contro il corpo e contro l’amore.
Queste tragedie non sono numeri di cronaca. Sono campanelli d’allarme che ci ricordano che qualcosa, nella nostra società, continua a essere malato. Che la cultura del rispetto non è ancora abbastanza forte. E la sicurezza per le donne è ancora troppo fragile. Che troppe vite vengono spezzate prima ancora di essere veramente vissute.
E allora non possiamo restare in silenzio. Non possiamo fingere che sia solo un episodio, un fatto isolato, una casualità. Ogni ragazza violata è una storia interrotta. Ogni fidanzato costretto ad assistere è una giovinezza che si spezza. Ogni atto del genere è una ferita collettiva. Serve educazione, serve protezione, serve una cultura che insegna agli uomini a non essere predatori, ma esseri umani. Serve coraggio da parte di chi vede, denuncia, intervenire. Serve una società che non normalizzi mai la violenza e non giustifichi mai chi la compie.
Dove c’è violenza, non c’è amore.
Dove c’è violenza, non c’è libertà.
Dove c’è violenza, non c’è umanità.
È finché una ragazza di 18 anni non potrà camminare per strada senza rischiare di essere aggredita, finché un ragazzo non potrà stare accanto alla persona che ama senza temere di vedere la distrutta, finché la paura sarà più forte della sicurezza…
Noi non potremmo dirci una società evoluta.
Questa riflessione è un abbraccio alla vittima, al suo fidanzato, alle loro famiglie.
È un grido: basta.
Andriana Ura
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