Andriana Art Poetry

Arte & Scrittura

Da quasi nove anni vivo in Italia. Sono entrata nelle case italiane per lavorare, spesso fingendo di non capire, di non vedere e perfino di essere meno intelligente di quanto fossi. Non per ingannare qualcuno, ma per osservare da vicino quella che ci viene presentata come la perfetta famiglia europea. E ciò che ho visto non era necessariamente migliore del mondo da cui provengo. Ho visto frustrazione, solitudine, furbizia, rapporti costruiti sull’interesse e una normalità tenuta in piedi dalle apparenze. Naturalmente non tutte le famiglie sono uguali, ma il mito della superiorità europea, visto da dentro, perde rapidamente la sua lucentezza. La differenza tra loro e noi non è che loro siano migliori. Nei Balcani siamo stati impoveriti e divisi da una politica gestita male. In molte società occidentali, invece, la ricchezza si è costruita per generazioni anche sul lavoro invisibile degli immigrati: persone che assistono gli anziani, puliscono le case, crescono i figli degli altri e fanno i lavori che molti non vogliono più fare. Finché l’immigrato lavora in silenzio, accetta lo sfruttamento, non protesta e ringrazia per qualunque cosa, viene definito bravo, onesto e integrato. Quando però si sveglia, conosce i propri diritti, chiede un contratto giusto, rispetto, riposo e dignità, improvvisamente diventa scomodo. Non è l’immigrato a essere cambiato. È il sistema che non lo considera più utile nel momento in cui smette di essere obbediente. L’Europa non teme soltanto l’immigrazione. Teme soprattutto l’immigrato consapevole, quello che lavora, osserva, comprende e finalmente trova il coraggio di parlare.

Posted in

Rispondi