Negli ultimi tempi molte persone mi hanno chiesto perché mi definisco “figlia dei Balcani” se sono nata in Albania. La risposta è semplice: sono nata in Albania, ma provengo da una famiglia con radici che attraversano i Balcani.
La mia storia personale, quella della mia famiglia e il mio percorso di vita mi hanno insegnato che questa regione è molto più di una somma di confini politici. È un luogo dove popoli, lingue, culture e tradizioni si sono incontrati, influenzati e, talvolta, divisi.
Per questo motivo sento di appartenere ai Balcani nel loro insieme. Non significa rinunciare alla mia identità albanese, che porto con orgoglio, ma riconoscere una realtà storica e familiare più ampia.
Nel corso della mia vita ho vissuto anche in altri Paesi della regione e ho conosciuto persone di culture diverse. Queste esperienze hanno rafforzato in me la convinzione che i popoli balcanici abbiano molto più in comune di quanto spesso venga raccontato. Il mio sogno è vedere un futuro in cui i Balcani siano ricordati soprattutto per la collaborazione, il dialogo e il rispetto reciproco.
Credo che la storia debba essere studiata con onestà e che le differenze non debbano essere usate per alimentare nuove divisioni. Quando mi definisco “figlia dei Balcani”, quindi, non sto negando le mie origini albanesi.
Al contrario, sto raccontando la mia storia personale e il desiderio di vedere una regione capace di costruire il proprio futuro attraverso la pace, la cooperazione e il rispetto tra tutti i suoi popoli.

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