C’è una domanda che pochi si fanno: perché ogni volta che un Paese attraversa problemi economici, sociali o politici, qualcuno sente il bisogno di trovare un nemico facile? Oggi il bersaglio sono gli immigrati. Ieri erano i meridionali. Prima ancora erano altre minoranze. Cambiano i nomi, ma il meccanismo resta identico. La politica più debole non è quella che risolve i problemi. È quella che cerca un colpevole da mostrare in televisione. Quando gli stipendi non bastano, la colpa è degli immigrati. Quando gli affitti aumentano, la colpa è degli immigrati. Quando la sanità crolla, la colpa è degli immigrati. Quando i giovani scappano all’estero, la colpa è degli immigrati. Eppure la realtà è molto più complessa. Chi ha svuotato gli ospedali non è arrivato su un barcone. Chi ha creato anni di precarietà non è arrivato con un permesso di soggiorno. Chi ha governato per decenni non vive nei centri d’accoglienza. È più semplice indicare un vicino di casa che affrontare i veri responsabili delle scelte politiche. La paura è una merce preziosa. Produce voti. Produce consenso. Produce rabbia. E la rabbia, quando viene alimentata ogni giorno, smette di cercare soluzioni e comincia a cercare nemici. Il cittadino che pensa con la propria testa dovrebbe fare una domanda molto semplice: chi guadagna da questa guerra tra poveri? Perché mentre italiani e stranieri litigano tra loro, c’è sempre qualcuno che continua a governare indisturbato. La sicurezza è importante. Il rispetto delle leggi è importante. La lotta contro la criminalità è importante. Ma trasformare milioni di persone in un capro espiatorio non è sicurezza. È propaganda. Una democrazia sana non ha bisogno di slogan urlati. Ha bisogno di cittadini informati. Ha bisogno di spirito critico. Ha bisogno di persone che leggono, verificano, confrontano i dati e rifiutano di diventare strumenti della paura. Perché il giorno in cui smettiamo di ragionare e iniziamo semplicemente a ripetere ciò che ci viene detto, non siamo più cittadini liberi. Siamo soltanto spettatori di una propaganda che qualcuno ha costruito per noi.

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2 risposte a “La fabbrica della paura”

  1. Avatar Luigi Bellavista Art

    Verissimo 👏🏽

    Luigi Bellavista

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