O Albania, povera Albania, chi ti ha ridotta con la testa nella cenere? Un tempo eri una signora d’alto rango, gli uomini della terra ti chiamavano madre. Avevi molti beni e prosperità, belle fanciulle e giovani forti, molto bestiame e terre, campi e vigneti, armi lucenti e fucili d’importazione, uomini coraggiosi e donne virtuose; tra tutte le tue compagne eri la migliore. Ma oggi, Albania, dimmi, come stai? Sei come una quercia abbattuta al suolo. Il mondo ti passa sopra e ti calpesta, e nessuno ti rivolge una parola dolce. Albanesi, vi state uccidendo tra fratelli, in cento fazioni vi siete divisi. Chi dice: “ho fede”, chi dice: “ho religione”, uno: “sono turco”, l’altro: “sono latino”, altri: “sono greco” o “slavo”, ma siete tutti fratelli. Svegliatevi, albanesi, destatevi dal sonno. Tutti come fratelli unitevi, e non guardate a chiese e moschee: “La religione dell’albanese è l’albanesità.” Prima che l’Albania vada perduta, con il fucile in mano muoia il valore. — Pashko Vasa

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