
Ricevere il secondo premio alla biennale Internazionale dell’arte contemporanea di Bacoli, nella splendida cornice della Cassina Vanvitelliana, è stato molto più di un riconoscimento letterario.
Per me, donna di origine albanesi che ha scelto l’Italia come casa, questo traguardo rappresenta una vittoria della parola sulla paura e del merito sul pregiudizio. Molti pensavano che sarebbe stato impossibile, perché non appartenevo a quel territorio. Eppure, la poesia ha una forza silenziosa che supera i confini geografici e le barriere linguistiche. Quando la giuria ha premiato la mia lirica,”Il rosso che non ho ereditato”, non ha riconosciuto solo una struttura metrica o una scelta stilistica, ma il valore di una verità universale.
Il dono della libertà
C’è un ringraziamento profondo che sento di dover fare all’Italia. In questa terra ho trovato qualcosa di più prezioso della semplice accoglienza: ho trovato la libertà della parola. Scrivere qui significa poter dire ciò che penso, esplorare anche i temi più delicati e dare voce a pensieri che altrove rischierebbero di essere fraintesi, giudicati o messi a tacere. In Italia, la mia verità non deve nascondersi. Posso trasformare la memoria-fatta di essenze, di legami tra generazioni, di fatiche di rinascite-in un messaggio pubblico, senza il timore di essere giudicata per ciò che sento.
Oltre l’identità, verso l’umano
Spesso mi chiedono come faccio un’anima albanese a integrarsi così profondamente nella cultura di un’altra nazione. La risposta è nel”Rosso”che descrivo nei miei versi: un colore che appartiene a tutti, che è sangue, è vita, è memoria. Questo premio non è un punto d’arrivo, ma la conferma che il percorso intrapreso è quello giusto. Continuerò a scrivere, mossa della consapevolezza che la vera missione di un poeta deve stare fedele alla propria verità, gratta per ogni spazio di libertà conquistato. Perché quando la poesia è sincera, non importa da dove vieni, ma dove riesci a portare chi ti legge.
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