
Quando vedo Belgrado
non guardo una città,
mi riconosco.
È come se qualcosa dentro di me
si accendesse senza chiedere permesso, come una luce che conosce la strada
anche nel buio.
Le strade non sono solo pietra,
sono passi che ho lasciato,
voci che mi hanno attraversata,
silenzi che ancora mi parlano.
Belgrado non mi chiede chi sono,
lo sa già.
E io, ogni volta che la guardo,
non devo spiegarmi,
non devo dimostrare niente.
Mi basta sentire
quel battito antico
che mi attraversa il petto
e mi dice:
sei ancora qui.
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