Andriana Art Poetry

Arte & Scrittura

Alle donne straniere che vivono in Italia direi una cosa semplice: non confondete l’amore con un altro percorso di integrazione. Avete già imparato una nuova lingua, attraversato confini, ricostruito abitudini, affrontato burocrazia, lavoro e nostalgia. Non è necessario aggiungere al curriculum anche un uomo adulto che, prima di prendere una decisione, deve convocare il consiglio di famiglia. Non scegliete un uomo soltanto perché è italiano. Scegliete un uomo che abbia una mentalità aperta, autonoma e internazionale. E internazionale non significa necessariamente avere cinquanta timbri sul passaporto: significa essere capace di uscire dai propri confini mentali. Diffidate dell’uomo che vuole una compagna indipendente, purché la sua indipendenza finisca esattamente dove comincia l’opinione della mamma. Quello che a quarant’anni può decidere tutto… dopo aver consultato madre, sorella, fratello, zia e possibilmente anche il gruppo WhatsApp della famiglia. Una relazione adulta è fatta da due persone, non da un uomo, una donna e un consiglio d’amministrazione parentale. E alle famiglie italiane che si sentono custodi assolute della morale, della tradizione e della vita giusta, direi anche questo: studiate un po’ di più, ma non soltanto la materia della laurea che tenete nel cassetto. Studiate il mondo. Studiate le persone. Studiate la libertà. Perché si può avere una laurea e restare analfabeti emotivi. Aprite un po’ la mentalità. Uscite dal piccolo recinto delle vostre convinzioni. Perché a volte vi vedo parlare di libertà mentre controllate la vita dei vostri figli, parlare di amore mentre decidete chi è abbastanza adatto per loro, parlare di famiglia mentre trasformate la famiglia in una gabbia elegantemente arredata. E soprattutto smettete di pretendere che i vostri figli rinuncino a ciò che voi non avete avuto il coraggio di vivere. Se una madre ha rinunciato ai propri sogni non significa che la figlia debba fare lo stesso. Se un padre ha vissuto secondo certe regole non significa che il figlio debba ereditarle come un debito familiare. Poi sento parlare continuamente di famiglia tradizionale. Ma tradizionale in quale senso? Stare venti, trenta, quarant’anni accanto a una persona che non si ama più e, alla fine, dire con orgoglio: “Sono rimasta per i bambini”? E questa sarebbe la vittoria della famiglia? Forse dovremmo chiederci che cosa abbiamo fatto all’amore se siamo arrivati a considerare virtù il trascorrere una vita infelice pur di salvare l’apparenza. I figli non hanno bisogno di vedere due adulti prigionieri dello stesso tetto. Hanno bisogno di capire che l’amore è rispetto, libertà, responsabilità e verità. Il punto più ironico, poi, è quando ci viene spiegato che noi straniere dovremmo imparare “come si vive”. Con rispetto: forse qualche volta sarebbe utile anche il contrario. Perché chi ha attraversato paesi, lingue, culture, solitudini e ricostruzioni ha imparato almeno una cosa: la vita non entra tutta dentro le regole di una sola famiglia, di una sola città o di una sola tradizione. La cultura non è sapere tutto del proprio piccolo mondo. La cultura è capire che ne esistono molti altri. E quindi, care donne straniere, ricordatevelo: siamo venute qui per costruire una vita, non per adottare un uomo insieme a tutta la sua famiglia. 😏

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