La povertà rende spesso una persona “straniera”; la ricchezza, invece, sembra cancellare confini e differenze. Ma uno Stato serio non può misurare il rispetto sulla base del conto in banca. Quando qualcuno entra in Albania, o più in generale nei Balcani, entra nel territorio di un altro Paese e deve presentarsi semplicemente per ciò che è: un cittadino straniero soggetto alle stesse regole, agli stessi controlli e allo stesso rispetto richiesto a chiunque altro. Essere italiano, tedesco, francese, americano o appartenere a qualsiasi altra nazionalità non attribuisce privilegi speciali. E ancora meno dovrebbe attribuirli la ricchezza. La dignità di un Paese comincia proprio da qui: nessun complesso di inferiorità davanti al passaporto altrui e nessuna corsia preferenziale davanti al patrimonio economico. Chi entra a casa nostra è benvenuto, ma entra da ospite e nel rispetto delle nostre leggi, delle nostre istituzioni e della nostra sovranità. La reciprocità deve essere semplice: lo stesso rispetto che viene richiesto ai cittadini balcanici quando attraversano una frontiera europea deve essere riconosciuto anche quando quella frontiera viene attraversata nella direzione opposta.
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