Il continente che non riesce a stare tranquillo Siamo probabilmente il continente più problematico della Terra. Per secoli abbiamo attraversato mari, disegnato confini, occupato territori, esportato monarchie, eserciti, religioni, ideologie e modelli politici. Abbiamo spiegato agli altri come dovevano vivere, commerciare, pregare, governarsi e perfino chiamarsi. Poi, quando finalmente sembrava arrivato il momento di stare un po’ tranquilli, abbiamo pensato bene di continuare a litigare tra di noi. Perché evidentemente la pace, in Europa, ci annoia. Abbiamo inventato confini e poi combattuto per spostarli. Abbiamo costruito imperi e poi combattuto per distruggerli. Abbiamo creato nazionalismi e poi ci siamo stupiti quando hanno prodotto guerre. Abbiamo diviso popoli e territori e, qualche generazione dopo, ci siamo presentati come mediatori per risolvere i problemi che quelle divisioni avevano contribuito a creare. Una capacità organizzativa notevole, bisogna riconoscerlo. Oggi parliamo continuamente di stabilità, sicurezza, valori e convivenza. Ma basta guardare la nostra storia per capire che forse, prima di impartire lezioni al resto del pianeta, dovremmo iscriverci noi stessi a un corso intensivo di convivenza. Abbiamo esportato problemi dappertutto e siamo riusciti perfino nell’impresa più difficile: crearne continuamente all’interno del nostro stesso continente. Forse il vero progresso europeo inizierà quando smetteremo di domandarci chi è superiore, chi è arrivato prima, quale popolo possiede più storia e quale confine sia più sacro. Perché la Terra esisteva molto prima delle nostre bandiere. E probabilmente continuerà a esistere anche quando avrà dimenticato tutti i nomi che noi abbiamo scritto sulle mappe. Andriana Ura

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