Andriana Art Poetry

Arte & Scrittura

Unione Europea: il grande condominio dove tutti hanno le chiavi, ma nessuno decide chi chiama l’idraulico L’Unione Europea è una delle invenzioni politiche più affascinanti del nostro tempo. Sulla carta siamo uniti. Nella realtà, spesso sembriamo un grande condominio dove tutti partecipano alla riunione, tutti parlano, tutti difendono il proprio balcone e alla fine nessuno sa chi deve pagare il tetto. Abbiamo una moneta comune in molti Paesi, un mercato unico, frontiere aperte, istituzioni condivise e una quantità impressionante di regolamenti. Insomma, siamo riusciti a stabilire con precisione quasi scientifica come deve essere una bottiglia, un’etichetta, un alimento e probabilmente anche la curvatura morale di una zucchina. Poi arriva una crisi internazionale e improvvisamente scopriamo che ventisette Stati hanno ventisette memorie storiche, ventisette interessi nazionali e almeno cinquanta opinioni differenti. È lì che l’Europa politica comincia a somigliare a una chat di famiglia. Uno scrive: “Dobbiamo essere uniti.” Il secondo risponde: “Sì, però…” Il terzo mette un pollice alzato. Il quarto non ha ancora visualizzato. E intanto fuori dalla finestra Stati Uniti, Cina e Russia hanno già preso tre decisioni. L’Europa vuole essere una potenza geopolitica, ma qualche volta sembra ancora chiedere il permesso a se stessa. Vuole parlare con una sola voce, però prima deve convocare una riunione per decidere quale voce utilizzare. E quando finalmente trova la frase giusta, spesso il resto del mondo è già passato al capitolo successivo. Il problema non è l’idea europea. L’idea europea è straordinaria. Dopo secoli passati a massacrarci per confini, imperi, religioni, corone e pezzi di terra, essere riusciti a costruire uno spazio dove milioni di persone possono attraversare frontiere senza mostrare il passaporto è quasi un miracolo politico. Il problema nasce quando il miracolo diventa burocrazia. Quando l’Unione sembra più coraggiosa davanti a un modulo che davanti a una crisi. Quando riesce a essere rigidissima con il cittadino comune e improvvisamente filosofica davanti alle grandi potenze. Perché lì scopriamo una delle grandi specialità della politica europea: il principio elastico. Il principio è rigidissimo quando riguarda qualcuno che non può creare troppi problemi. Diventa invece molto più morbido quando davanti hai qualcuno con esercito, energia, soldi o armi nucleari. Ed ecco che il diritto internazionale comincia a fare stretching. Poi ci sono i Balcani. Ah, i Balcani. L’Europa li guarda da decenni come una madre che continua a dire: “Prima o poi entrerai.” Ma senza specificare se sta parlando dell’anno prossimo o della prossima reincarnazione. Paesi candidati da anni, capitoli aperti, capitoli chiusi, riforme richieste, nuove condizioni, vecchie condizioni reinterpretate. A un certo punto uno potrebbe tranquillamente pensare che l’ingresso nell’Unione Europea sia meno un processo politico e più una prova spirituale. Se resisti abbastanza, forse raggiungi Bruxelles. Eppure continuo a pensare che l’Europa serva. Proprio perché il mondo che sta arrivando è troppo grande per Stati europei che continuano a comportarsi come se fossimo ancora nel XIX secolo. Da soli siamo francesi, italiani, tedeschi, albanesi, croati, greci, polacchi. Davanti alle grandi potenze mondiali siamo tutti, più o meno, piccoli Paesi con una splendida storia e un PIL che preferirebbe avere compagnia. Per questo non abbiamo bisogno di meno Europa. Abbiamo bisogno di un’Europa che finalmente cresca. Meno innamorata della propria burocrazia. Più capace di difendere i propri interessi. Più coerente nei propri principi. Più veloce nelle decisioni. E soprattutto meno convinta che essere complicati significhi automaticamente essere intelligenti. Perché a volte la politica europea sembra aver dimenticato una cosa molto semplice: se per prendere ogni decisione importante devi spiegare per tre giorni perché non puoi ancora prenderla, non sei prudente. Sei semplicemente in ritardo. Forse il vero problema dell’Unione Europea è proprio questo. Abbiamo costruito una casa enorme, elegante e costosissima. Abbiamo scritto perfino il regolamento del pianerottolo. Adesso manca soltanto una cosa: decidere finalmente chi vuole abitarci davvero insieme agli altri. — Andriana Art Poetry

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2 risposte a “Unione Europea”

  1. Avatar Luigi Bellavista Art

    👏🏽👏🏽👏🏽 verissimo

    Luigi Bellavista

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